venerdì, 04 settembre 2009, ore 11:11

rimugino
rimugino
rimugino
rimugino.
mi giro nella testa mille parole
non ne trovo una, una sola, che vada bene.
non so più niente.
rimugino
ripenso
mi arrovello.
non un solo pensiero lineare.
sono più importanti gli altri o sono più importante io, per me?
essere egoista o altruista?
far del bene o far del male? e quale sarebbe il bene, in questo caso?
non so, non so più niente.
rimugino
ma non concludo.
oOLaFataVerdeOo
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categoria : incomprensibili, dolorini vari

mercoledì, 22 aprile 2009, ore 22:01

as usual: blu=Nebbia, viola=Sabbia.

era tanto che non lo sentivi, vero?
già...
il nodo allo stomaco.
sì...
il freddo sotto la pelle.
sì...
era -fammi pensare- da gennaio. dico bene?
da gennaio...
gennaio. l'ultima volta (prima di questa, intendo) che hai provato quella strana sensazione di pesantezza allo stomaco che ti fa dire...
..."qui ci sono brutte notizie in arrivo".
come lo definiresti? il non sapere se hai voglia di piangere, perchè le lacrime sono lì, è vero, sono lì, ma senza senso, senza  che ci sia un motivo reale. o un motivo conscio, che è molto diverso.
quello strano sapore al fondo della gola. un po' amaro (ma quelle sono le lacrime inghiottite, niente di grave), un po' dolciastro (e questo invece non sai spiegartelo, e ti spaventa). quel sapore che, ogni volta che muovi la lingua, ti fa venire voglia di vomitare. sei convinta che vomitando uscirebbe tutto, anche quella specie di palla di pelo che ti senti a metà strada tra lo stomaco e il petto. ma ehi!, notizia dell'ultim'ora: non sei il gatto con gli stivali di Shrek, non puoi semplicemente sputare una palla di pelo per sentirti meglio.
è un niente: ti basta muovere la lingua perchè tutto si faccia nero e l'umanità ti ripugni (e ancora una volta ti trovi a citare Camus. non ti trovi noiosa?).
di nuovo brutte notizie in arrivo, quindi.
non è detto...
oh, andiamo. quante volte ti è già capitato?
almeno una mezza dozzina...
e quante di queste volte sono stati falsi allarmi?
...nessuna.
appunto. quindi, solita procedura: prega di aver avuto un abbaglio, prega intensamente. senti (o fingi di sentire) che ti stai sbagliando. poi stringiti forte e stai pronta alla mossa del riccio: alla prima avvisaglia, raggomitolati su te stessa. proteggi gli organi vitali, i polmoni, il cuore. lascia fuori gli aculei: che se li prendano, se è questo che vogliono. ma non attaccare. stai chiusa a palla e abbracciati.
...
ci bastiamo, sorellina.

"I cried to my daddy on the telephone: How long now?
Until the clouds unroll and you come down, the line went.
But the shadows still remains since your descent, your descent..."
(The Saints are coming, Green Day & U2)
oOLaFataVerdeOo
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categoria : dialoghi, nebbia, incomprensibili

sabato, 21 febbraio 2009, ore 10:56

non so se questa sia la Perfezione, ma sicuramente è la Bellezza.
oOLaFataVerdeOo
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categoria : luce, incomprensibili

martedì, 23 settembre 2008, ore 23:36

non so se dire che sono stanca, annoiata o stufa.
forse l'ultima è più corretta.
oOLaFataVerdeOo
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categoria : incomprensibili

martedì, 17 giugno 2008, ore 15:08

(6 giugno 2008)
Signore, abbi tu pietà di me.
Di me, che tremo a leggere delle maturità degli altri.
Che tremo a pensare alla mia.
Che so già che piangerò prima e dopo ogni scritto: prima per la tensione, dopo per la passata tensione.
Che so già che tremerò prima dell’orale, che piangerò fino ad un minuto prima di sedermi lì davanti, che mi si seccherà la bocca e sarò costretta a portarmi dietro dell’acqua, che tremerò quando comincerò a parlare, che avrò una tachicardia folle, che non saprò dire le parole giuste per il primo intero minuto, che mi prenderanno per la persona più emotiva del pianeta.
Abbi tu pietà di me, che tremo già adesso, ed ho già voglia di piangere adesso.
Che stavo per piangere quando la Barto ci ha salutati, ieri, e ha detto che non sente mai nessun orale, ma qualcuno dei nostri verrà a sentirli.
Che stavo per mettermi a saltare, ridere e piangere insieme, quando Stella mi ha detto che il mezzo voto che mi cresce di latino lo presta alla Sabello, che vuole mettermi nove di italiano, quel nove che ho inseguito per cinque anni, e che mi tocca avere da una professoressa che non conosco, e che non ho mai regalato a quella che mi ha insegnato di più.
Abbi tu pietà di me, che tremo e tremo e non riesco a smettere. Che voglio solo uscire da quella scuola che ho amato e odiato, che voglio poter attraversare quel corridoio, quell’atrio per l’ultima volta, uscire da quella porta e scoppiare in una risata isterica che terminerà in un pianto di gioia e liberazione. Liberazione. No, non esagero con le parole: liberazione.
Abbi tu pietà di me, mio Splendente Signore, che già ora sto piangendo, ma è perché non vedo l’ora di cominciare quella che sarà la fine degli ultimi cinque anni.


(17 giugno 2008)
Signore, ti avevo chiesto un po' di pietà, non della completa apatia, come quella che mi pervade.
Non so nemmeno più se riuscirò ad esultare a sufficienza, così: mi sembra di essere Ale...
Meglio dell'isteria che avevo addosso fino all'altro ieri, però.
In fondo, va bene anche così.
Vado a dormire un po'.

oOLaFataVerdeOo
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categoria : incomprensibili, inchiostro, maturità per modo di dire

martedì, 10 giugno 2008, ore 21:33

Una volta in una tetra mezzanotte, mentre meditavo, debole e stanco,
su un molto bizzarro e curioso volume di un sapere dimenticato,
mentre sonnecchiavo, quasi appisolandomi, giunse là improvvisamente un colpire leggero,
come di qualcuno che gentilmente battesse, battesse alla porta della mia camera
"E' qualche visitatore" mormorai, "che bussa alla porta della mia camera

Soltanto questo, e nulla più."


Ah, distintamente ricordo che si era nel fosco Dicembre;
e ogni separato morente tizzone proiettava il suo fantasma sul pavimento.
Febbrilmente desideravo il mattino; vanamente avevo tentato di trarre
dai miei libri un sollievo al dolore - al dolore per la perduta Leonora,
per la rara e radiosa fanciulla che gli angeli chiamano Leonora -

Senza nome qui per sempre.


E il sèrico, triste, vago fruscìo di ogni tenda purpurea
mi faceva trasalire, mi riempiva di fantastici terrori, mai provati prima;
così che adesso, per calmare il battito del mio cuore, andavo ripetendo
"E' qualche visitatore che supplica di entrare alla porta della mia camera -
Qualche tardivo visitatore che supplica di entrare alla porta della mia camera;

Questo è, e nulla più."


Immediatamente la mia anima divenne più forte; non esitando più a lungo,
"Signore," dissi "o Signora, veramente imploro il vostro perdono;
ma il fatto è che io sonnecchiavo, e voi veniste così gentilmente a picchiare,
e voi veniste così lievemente a picchiare, a picchiare alla porta della mia camera,
che io ero poco sicuro di avervi udito" - a questo punto aprìi interamente la porta; - - -

Tenebre là, e nulla più.


Scrutando profondamente in quelle tenebre rimasi a lungo stupito, impaurito,
dubbioso, sognando sogni che mai nessun mortale osò sognare;
ma il silenzio rimase intatto, e la quiete non diede alcun segno;
e l'unica parola là pronunciata fu la sussurrata parola, «Leonora?»
Questo sussurrai, e l'eco mormorò dietro la parola, "Leonora!"

Semplicemente questo, e nulla più.


Ritornando nella camera, con tutta la mia anima dentro di me fiammeggiante,
udii subito un battere un poco più forte di prima.
"Sicuramente," dissi, "sicuramente c'è qualcosa all'infisso della mia finestra ;
Fa che io veda, dunque, cosa c'è là, ed esplori questo mistero -
Fa che il mio cuore si calmi un momento ed esplori questo mistero; -

Questo è il vento e nulla più."


Spalancai l'imposta, quando, con molta civetteria e un battito d'ali,
avanzò colà un maestoso Corvo dei santi giorni d'altri tempi;
non fece la minima riverenza; non un minuto si fermò o rimase;
ma, con aria di dama o gentiluomo, si appollaiò sopra la porta della mia camera -
Si appollaioò su un busto di Pallade appena sopra la porta della mia camera -

Appollaiato e seduto, e nulla più.


Poi inducendo quest'uccello d'ebano la mia triste immaginazione a sorridere,
con il grave e severo decoro che si dava,
"Sebbene la tua cresta sia tagliata e rasa" dissi "tu non sei certo un vile,
orrido, torvo e antico Corvo errante dalla riva Notturna.
Dimmi qual'è il tuo nobile nome sulla Plutonica riva della Notte! "

Disse il Corvo "Mai più".


Molto mi meravigliai nell'udire parlare così chiaramente questo sgraziato volatile,
sebbene la sua risposta poco significasse - poca pertinenza avesse;
perchè non possiamo non esser d'accordo che nessuna vivente umana creatura
giammai fu beata dalla visione di un uccello sulla porta della sua camera -
Uccello o bestia su un un busto scolpito sulla porta della sua camera,

con un nome tale come "Mai più".


Ma il Corvo, sedendo solitario sul placido busto, profferì soltanto quell'unica parola,
come se la sua anima in quell'unica parola fosse effusa.
Niente di piu' egli poi pronunciò - nessuna penna egli agitò -
finchè io appena di più mormorai "Altri amici sono già prima volati via,
All' indomani egli mi lascerà, come le mie Speranze, che sono già prima volate via".

Allora l'uccello disse "Mai più".


Stupito dalla calma rotta da una risposta così giustamente pronunciata,
"Senza dubbio," dissi "ciò che pronuncia è soltanto il suo sapere e la sua ricchezza,
presi da qualche infelice padrone che uno spietato Disastro
seguì veloce e seguì piu' veloce finchè le sue canzoni non ebbero che un solo fardello -
finchè i lamenti della sua Speranza non ebbero che quel malinconico fardello

di "Mai - mai più".


Malgrado il Corvo inducesse ancora la mia triste immaginazione al sorriso,
sospinsi una poltrona di fronte all'uccello, al busto e alla porta;
quindi, affondando nel velluto, mi misi a collegare immaginazione a immaginazione,
pensando cosa questo sinistro uccello d'altri tempi -
cosa questo torvo sgraziato orrido scarno e sinistro uccello d'altri tempi

intendeva significare gracchiando "Mai più".


Così sedevo preso dall'indovinare, ma non esprimendo alcuna sillaba al volatile
i cui occhi infuocati ardevano ora nell'intimo del mio petto;
sedevo divinando questo e piu', con la testa in tranquillità reclinata
sulla fodera di velluto del cuscino che la luce della lampada trastullava con piacere
Ma la cui fodera di velluto viola alla luce della lampada che trastullava con piacere,

Ella non premerà, ah, mai più!


Poi, parve, che l'aria si facesse più densa, profumata da un invisibile incensiere,
fatto oscillare da serafini, i cui passi risuonavano sul pavimento moquettato.
"Disgraziato," gridai, " il tuo Dio ti ha prestato - per mezzo di questi angeli ti ha inviato
il sollievo - il sollievo e il nepenthe per le tue memorie di Leonora;
Tracanna, oh, tracanna questo piacevole nepenthe, e dimentica questa perduta Leonora!"

Disse il Corvo, "Mai più".


"Profeta!" dissi "cosa del male! - profeta nonostante ciò, se uccello o demonio! -
Sia che dal Tentatore inviato, sia che la tempesta ti abbia gettato qui a riva,
desolato ma interamente indomito, su questa deserta terra incantata -
su questa casa predata dall'Orrore - dimmi davvero, ti imploro -
C'è - c'è un balsamo in Gilead? - dimmi - dimmi, ti imploro!"

Disse il Corvo, "Mai più".


"Profeta!" dissi, "cosa del male! - profeta nonostante ciò, se uccello o demonio!
Per quel Cielo che si curva su di noi - per quel Dio che entrambi adoriamo -
dì a quest'anima carica di dolore se, nel lontano Eden,
essa abbraccerà una santa fanciulla, che gli angeli chiamano Leonora -
Abbraccerà una rara e radiosa fanciulla che gli angeli chiamano Leonora. "

Disse il Corvo, "Mai più".


"Sia questa parola il nostro segno d'addio, uccello o demonio! " urlai, alzandomi.
"Ritorna nella tempesta e sulla Plutonica riva della Notte!
Non lasciare nessuna piuma nera come una traccia di quella menzogna che la tua anima ha pronunciato!
Lascia inviolata la mia solitudine! - libera il busto sopra la mia porta!
Togli il tuo becco dal mio cuore, e porta via la tua figura dalla mia porta!"

Disse il Corvo, "Mai più".


E il Corvo, mai scappando via, ancora è posato, ancora è posato
sul pallido busto di Pallade, appena sopra la porta della mia camera;
E i suoi occhi posseggono tutta l'apparenza di quelli di un demonio che sta sognando,
e la luce della lampada scorrendo su di lui proietta la sua ombra sul pavimento;
e la mia anima fuori di quell'ombra che giace ondeggiando sul pavimento

non si solleverà mai più.

(Edgar Allan Poe)


Quoth the raven, "Nevermore".
e sarebbe quello che dovrei fare pure io: dire "mai più" a certe idee che mi girano per la testa.
ma come si fa a smettere di amare qualcuno?


una volta, in una tetra mezzanotte, mentre meditavo, debole e stanca,
su una molto bizzarra e curiosa tesina d'esame da dare,
mentre sonnecchiavo, quasi appisolandomi, giunse là improvvisamente un colpire leggero,
come di qualcosa che gentilmente battesse, battesse alla porta della mia mente
"è qualche ricordo", mormorai, "che bussa alla porta della mia mente
soltanto questo, e nulla più".


purtroppo non è "soltanto" questo. è "tutto" questo, ciò che continua a battere alla porta della mia mente.
un ricordo.
il suo.
maledetto.
il ricordo, non lui.
lui non ne può niente se io ho delle manie ossessivo-compulsive.
*sigh*
oOLaFataVerdeOo
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categoria : citazioni, specchio, incomprensibili, dolorini vari, canzoni e varie, donnasullorlodiunacrisidinervi

lunedì, 26 maggio 2008, ore 19:54

siccome la fine della scuola fa scapoccià (Gloria dixit), ecco a voi l'ultimo parto della mia mente malata.

entra anche tu nel
CPN!
[ComitatoProNappuletan]
adotta anche tu un Nappuletan a distanza:
potrai sostenere la sua causa facendo venire
una testa così alle tue amiche di penna romane.

ricorda!
CPN: una scelta che cambia il destino!

oOLaFataVerdeOo
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categoria : delirio, incomprensibili

domenica, 25 maggio 2008, ore 16:30

il CAW [ComitatoAntiWendy] è una libera associazione di fate. sono ben accette tutte quante, in special modo quelle che accomodano le pentole e i bricchi di metallo.
il Comitato è stato fondato da Campanellino. avete presente? è quella fatina piccola e bionda, vestita di verde, sempre imbronciata e gelosissima del suo Peter Pan. esatto, proprio lei.
una dichiarazione della fondatrice: "non sarò brava come Wendy a ricucire le ombre, però me la cavo lo stesso. e poi, Wendy è antipatica. io, invece, sono una fata: le fate sono sempre simpatiche".

il manifesto del CAW recita così:


Fata dell'Isola Che Non C'è!
Anche tu sei stanca di dover combattere e tirare i capelli alla prima Wendy che arriva?
Anche tu non sopporti più il tuo Peter Pan che non fa altro che parlare di Wendy? E
Wendy di qua, Wendy di là, chissà che fa ora Wendy, mi si è scucita l'ombra e mi serve Wendy...
Noi diciamo BASTA!
BASTA! a tutte queste
Wendy del cavolo che arrivano e ci rubano l'attenzione dei nostri Peter:
loro sono nostri, e tali rimarranno!
Unisciti anche tu al CAW!
ComitatoAntiWendy: insieme si può!
oOLaFataVerdeOo
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categoria : delirio, incomprensibili, donnasullorlodiunacrisidinervi

lunedì, 19 maggio 2008, ore 16:21


Which Caribbean Pirate are you most like??
created with QuizFarm.com You scored as Barbossa

You are Barbossa! You are evil and you love apples! Your monkey will always be by your side.

Barbossa

94%

Captain Jack sparrow

31%

Elizabeth swann (Turner)

25%

Will Turner

25%

Davy Jones

0%

Pintel and Ragetti

0%




Which Pirate are you most like?
Your Result: You Are Most Like Barbossa!!

Not always the greatest to hang around with, but you have a presence about you that makes people want to know you. You are a born leader, even if you do sometimes abuse that power.

You Are Most Like Elizabeth Swann!!
You Are Most Like Jack Sparrow!!
You Are Most Like Will Turner!!
Which Pirate are you most like?
oOLaFataVerdeOo
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categoria : delirio, incomprensibili

venerdì, 02 maggio 2008, ore 09:53

grazie, eh.
grazie mille, siete adorabili, davvero.
no, sul serio: grazie.
oOLaFataVerdeOo
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