mercoledì, 24 dicembre 2008, ore 19:17

Caro Babbo Natale,
mi rendo conto che sia un po’ ipocrita scriverti, da parte mia, ma sei la mia ultima speranza.
Il fatto, caro Babbo Natale, è che non so più a chi chiedere, e non mi rimani che tu. Non credo più in niente, se non in te.
Caro Babbo Natale, ti prego. Sono anni che non ti chiedo più niente sul serio. Ho sempre scherzato, in realtà. Per di più, niente di ciò che ti ho chiesto mi è mai arrivato. Con questo non voglio dire che tu ti debba sentire in dovere di accontentarmi, ma, per favore, arriva almeno fino in fondo alla mia lettera, prima di cestinarla.

Non sono stata buona quest’anno, Babbo Natale. Te lo dico, anche se lo sai già.
Non sono stata per niente buona.
Anzi, sono stata infima ed approfittatrice, mi sono abbassata al livello delle persone che odio di più.
Ho tradito la fiducia di tanta gente e per questo ho perso. Ho perso delle persone per incuria, per scarso interesse, per questioni di principio stupide. Qualcuna mi ha perdonata, e l’ho ritrovata. Qualcuna non l’ha fatto, e non posso dare loro torto: io avrei fatto lo stesso, al loro posto. Altre non le ho volute perdonare io, e non credo che le ritroverò in futuro.
Non sono stata buona, nemmeno in un singolo giorno. È stato un anno difficile. Bello, uno dei migliori che abbia avuto da tempo, ma difficile. Io non mi biasimo: tornassi indietro, probabilmente rifarei tutto da capo. O quasi. Non biasimarmi nemmeno tu, Babbo Natale, ti prego. Cerca di capirmi.
Perché è vero che sono stata io la prima a comportarmi male, e soprattutto sono la prima a non avere il diritto di chiedere qualcosa. Però è anche vero che non mi sarei mai lanciata in certi comportamenti se non avessi avuto intorno persone che mi hanno spinta a farlo.
Insomma, non è del tutto colpa mia, su questo ne converrai. Sono solo umana, in fondo.
Questa è la mia ammissione di colpa, Babbo Natale.
Nonostante la mia consapevolezza di essere stata cattiva, però, voglio almeno provare a farti qualche richiesta. Niente di impegnativo, s’intenda. Ma voglio provare lo stesso.

Babbo Natale, per favore, quest’anno per Natale vorrei che le persone a me care trovino un po’ di serenità.
Vorrei che Mina trovasse la forza di andarsene di casa, una volta per tutte: le farebbe bene, e farebbe bene anche agli altri miei zii e a mia nonna.
Vorrei che Chiara trovasse qualcuno che le restituisca un po’ di tranquillità, che la porti coi piedi un po’ più per terra, che possa essere un buon padre per Mattia. E vorrei anche che la smettesse di regalarmi vestiti brutti per Natale. Ma questo forse è troppo anche per te.
Vorrei che mio padre smettesse di essere così musone e chiuso, più che altro perché mia madre non ne può più di sentire me e lui litigare tutte le sere per delle stupidaggini.
Vorrei che Sil non avesse più troppi pensieri con Matte e con sua sorella, che trovasse un po’ di stabilità, che tornasse ad essere felice e che non debba più preoccuparsi per l’università.
Vorrei che Flò passasse un Capodanno migliore di quello di quest’anno: un primo di gennaio come il suo non è augurabile a nessuno. Vorrei che non si ripetesse, anche per Zia.
Vorrei che Glò riuscisse a far sparire seriamente dalla propria testa la sua personale ossessione, che trovasse qualcun altro che le possa occupare la mente senza renderle contemporaneamente difficile il respiro. Vorrei che venisse a Torino, nel prossimo anno, se possibile. Anche solo qualche giorno.
Vorrei che Aje, Pier e Diò non mi lasciassero, ma vorrei anche che potessero fare quello che sta loro più a cuore: non sarei così dispiaciuta, se sapessi che la loro partenza li renderebbe più felici.
Vorrei che le mie vecchie amiche, che ho ritrovato da poco, non cambino mai da come sono: il mondo non sarebbe più lo stesso senza Greppina che punta a diventare Magnifica, senza Ciuffi che rovescia beute in laboratorio, senza Eli con cui fare ogni volta scene alla “Carramba che sorpresa”, senza Ale che dispensa consigli con aria flemmatica, senza Pina che mi accompagna a tutti gli incontri con Travaglio, senza Fra che è Fra. La rotazione terreste invertirebbe il suo senso, se venisse a mancare una qualsiasi di queste cose.
Infine, vorrei che mi portassi tanta buona volontà perché possa rendere effettivi tutti i buoni propositi per l’anno nuovo.
Fine.
So che è molto, quello che ti chiedo: infatti, se non potessi portarmi niente di tutto questo, non mi arrabbierei.
In fondo, non sono stata buona, e forse non mi merito niente.
In ogni caso, ti ringrazio di aver almeno letto la mia lettera.

Buon Natale, Babbo Natale.

A.


in ogni caso, buon Natale a tutti.
oOLaFataVerdeOo
Permalink ¦ commenti (1)¦ commenti (1)(popup)
categoria : luce, inchiostro

lunedì, 08 settembre 2008, ore 09:13

smantello camera mia, in previsione di cambiare colore ai muri (quand'è stata l'ultima volta? anni fa, ormai....) e, liberando la libreria, scovo, dietro milioni di libri di scuola, appunti della Quarta Ginnasio e quaderni mai usati, tutti i diari degli ultimi cinque anni.
non li apro, perchè so che finirei seduta sul letto a leggere e piangere, ma li guardo da fuori. le mie Smemo. non ho mai preso un altro diario.

in Quarta, la Smemo. blu. il tema era la pace.
davanti ci ho appiccicato un mega adesivo colorato col simbolo della pace (appunto) e un foglio col nomignolo che usavo all'epoca: Heaven.
dietro c'è un quadrifoglio fatto seccare, e un post-it che dice "ma ti costerebbe COSI' tanto portare un po' di fortuna?! ..stupido quadrifoglio.."
sul fianco avevo attaccato la foto di una strada, una di quelle dritte e senza fine, e la scritta "on the road".
e così è stata la Quarta Ginnasio: l'inizio, il mettersi sulla strada e cominciare a camminare.


in Quinta era rosso fuoco. il tema, "m'ama, non m'ama".
davanti c'è un po' di tutto: due coccinelle, due koala, un adesivo con la croce occitana. e poi avevo ritagliato da un pacchetto di sigarette di mia madre la frase "il fumo uccide". sotto ci avevo aggiunto "ma anche io non scherzo"...
dietro, una vignetta che dice "se questo è il disegno di Dio, Dio non sa disegnare", e un disegnino di Sil: uno dei nostri Sublimi Rappresentanti (il mio Crestino Adorato, naturalmente. nemmeno a dirlo.)
sul fianco, una frase di una canzone dei Picnic At The White House dell'86: "scream: we need protection!".
e così è stata la Quinta Ginnasio: avevamo bisogno di protezione, è stato un anno freddo e difficile.


in Prima era verde acido. il tema, "immagina che...".
davanti compare per la prima volta quello che sarà poi il tormentone: un "LaFataVerde" con tanto di ali colorate (di verde, ovviamente). un paio di coccinelle sugli angoli esterni, la classica "ibis redibis non morieris" e una delle mie malattie mentali scaturite durante l'ora di inglese: Romeo sotto il balcone di Giulietta, che dice: "o Giulietta... se salgo, si tromba?". la didascalia recita "il romanticismo è morto".
dietro nulla: ho solo colorato di verde una foglia già disegnata, e di rosso una A di anarchia, anche quella già presente.
il fianco è memorabile: "one more time", seguito da tre punti eslcamativi. il motto della Gita in Grecia.
e così è stata la Prima: dovrebbe tornare e ripetersi mille volte. l'anno più bello e completo che potessimo avere.

in Seconda era bianca. il tema, "be free".
davanti, niente, tranne un adesivo della Smemo stessa, che ribadisce il "be free".
dietro, nemmeno quello. è rimasta intonsa.
sul fianco, una frase Zen: "l'ostacolo è la via".
e così è stata la Seconda: bianca, vuota, quasi da dimenticare. un ostacolo che però è stato la via per la Terza, per la fine.


quest'anno, infine.
quest'anno era rosa. sì, rosa. dovevo sublimare un desiderio di rosa, a settembre, e ho optato per il diario.
davanti c'è un adesivo della Smemo con un edificio di Berlino, e la scritta: "da Berlino con furgone". poi, una mucca, e il motto della Balenga Team: "perchè le Mucche vinceranno sulle Vacche". e anche una frase storica della Barto: "per interrogare e morire c'è sempre tempo" e una di Rob: "sane ego te vocavi! forsitan capedictum tuum desit..." (che, Rob stesso, traduceva con: "certo che ti ho chiamato" forse la tua segreteria telefonica è rotta...").
dietro, un'altra massima Robbiana: "quomodo cogis comas tua sic videri?" ("come fai ad acconciarti i capelli così?"); una frase di Plotino ("francamente, il vivere quaggiù non è che crollo, ed esilio, e perdita d'ali. la vita vera è solo lassù"); una frase presa da un libro di Benni ("la Luce non cancella l'ombra, l'ombra cancella la Luce: il Giorno gioca con te, poi t'abbandona: sarà la Notte la tua padrona").
sul fianco, poi. sul fianco della mia Smemo rosa, quest'anno, si sono alternate un sacco di cose, ma è l'ultima che conta...
una striscia di foglio quadrettato. "the last good day of the year", a sinistra. poi, un grosso "love is gone" rosso. sotto, "credo che mi taglierò, per questo.. ahsi" (giallo); "leben ohne liebe ist kein leben" (verde. frase trovata scritta da qualche parte tra Berlino, Norimberga e Ratisbona -ad una traduzione posteriore, scopriremo il significato: "la vita senza amore non è vita"). ancora più sotto, in blu, una frase dei Rammstein: "ich liebe dich, ich liebe dich nicht, ich liebe dicht mehr" (che sarebbe "ti amo, non ti amo, non ti amo più". allegria.) infine, a destra c'è un "guest star" che ci indica Darth Vader, il quale ci fa sapere che "io continuo ad essere mio padre" (e questa si deve a ciò che prima c'era, ovvero il buon Darth che diceva "io sono mio padre". e non chiedetemi come ci era uscita, non ricordo).
e così è stata la Terza: un "love " che è "gone", un amore che se n'è andato, partito, finito.


"credo che un sogno così non ritorni mai più", dice una canzone che conoscono tutti (e che io proporrei come inno nazionale).
non torna, ma c'è stato. nel bene, nel male. per come è iniziato e per come è finito. per come è stato e per come avrei voluto che fosse, anche se non poteva essere (fingendo bellamente che il destino esista, anche se non ci credo).
grazie, in ogni caso, per questo amore di cinque anni. un amore un po' strano, che c'era e non c'era, che andava e veniva. un amore pendolare, ma bello lo stesso.
devo anche a  Voi come sono diventata, e vi ringrazio. tutti e tutte. grazie, ragazzi. grazie mia bella Quarta/Quinta/Prima/Seconda/Terza Bi. grazie. per avermi accompagnato e per esservi fatti accompagnare. dal primo all'ultimo, senza esclusione di colpi.




[così mi sono persa anche io nei ricordi, e ho fatto il mio elogio funebre al Liceo. speravo di non caderci, perchè sapevo che sarei diventata patetica, ma forse è meglio così. è meglio che rimanga scritto nero su bianco, quello che penso, per evitare ripensamenti futuri. questo è esattamente quello che ho in testa, riguardo questi cinque anni. e volevo che lo sapeste tutti.]
oOLaFataVerdeOo
Permalink ¦ commenti ¦ commenti (popup)
categoria : nebbia, inchiostro

domenica, 07 settembre 2008, ore 23:06

Era una di quelle giornate in cui tra un minuto nevica, e c'è elettricità nell'aria. Puoi quasi sentirla, mi segui? E questa busta era lì. Danzava... con me. Come una bambina che mi supplicasse di giocare. Per quindici minuti.
È stato il giorno in cui ho capito che c'era tutta un'intera vita dietro ogni cosa e un'incredibile forza benevola che voleva sapessi che non c'era motivo di avere paura, mai.
Vederla sul video è povera cosa, lo so, ma mi aiuta ricordare. Ho bisogno di ricordare.
A volte c’è così tanta bellezza nel mondo che non riesco ad accettarla. Il mio cuore sta per franare.


oOLaFataVerdeOo
Permalink ¦ commenti ¦ commenti (popup)
categoria : citazioni, luce, inchiostro

venerdì, 29 agosto 2008, ore 11:05

Che cosa vedete adesso?
Globi di rosso, giallo, porpora.
Un momento! E adesso?
Mio padre e mia madre e le mie sorelle.
Sì. E adesso?
Cavalieri in armi, belle donne, visi gentili.
Provate questa.
Un campo di grano - una città.
Benissimo! E adesso?
Moltre donne dagli occhi vivi e dalle labbra schiuse.
Provate queste.
Soltanto un bicchiere su un tavolo.
Oh, capisco! Provate questa lente!
Soltanto uno spazio vuoto - non vedo nulla in particolare.
Bene, adesso!
Pini, un lago, un cielo d'estate.
Questa va meglio. E adesso?
Un libro.
Leggetemi una pagina.
Non posso. Gli occhi mi sfuggono di là dalla pagina.
Provate questa lente
Abissi d'aria.
Ottima! E adesso?
Luce, soltanto luce che trasforma tutto il mondo in giocattolo.
Benissimo, faremo gli occhiali così.


(Edgar Lee Master, "Antologia di Spoon River")
oOLaFataVerdeOo
Permalink ¦ commenti ¦ commenti (popup)
categoria : citazioni, inchiostro

martedì, 17 giugno 2008, ore 15:08

(6 giugno 2008)
Signore, abbi tu pietà di me.
Di me, che tremo a leggere delle maturità degli altri.
Che tremo a pensare alla mia.
Che so già che piangerò prima e dopo ogni scritto: prima per la tensione, dopo per la passata tensione.
Che so già che tremerò prima dell’orale, che piangerò fino ad un minuto prima di sedermi lì davanti, che mi si seccherà la bocca e sarò costretta a portarmi dietro dell’acqua, che tremerò quando comincerò a parlare, che avrò una tachicardia folle, che non saprò dire le parole giuste per il primo intero minuto, che mi prenderanno per la persona più emotiva del pianeta.
Abbi tu pietà di me, che tremo già adesso, ed ho già voglia di piangere adesso.
Che stavo per piangere quando la Barto ci ha salutati, ieri, e ha detto che non sente mai nessun orale, ma qualcuno dei nostri verrà a sentirli.
Che stavo per mettermi a saltare, ridere e piangere insieme, quando Stella mi ha detto che il mezzo voto che mi cresce di latino lo presta alla Sabello, che vuole mettermi nove di italiano, quel nove che ho inseguito per cinque anni, e che mi tocca avere da una professoressa che non conosco, e che non ho mai regalato a quella che mi ha insegnato di più.
Abbi tu pietà di me, che tremo e tremo e non riesco a smettere. Che voglio solo uscire da quella scuola che ho amato e odiato, che voglio poter attraversare quel corridoio, quell’atrio per l’ultima volta, uscire da quella porta e scoppiare in una risata isterica che terminerà in un pianto di gioia e liberazione. Liberazione. No, non esagero con le parole: liberazione.
Abbi tu pietà di me, mio Splendente Signore, che già ora sto piangendo, ma è perché non vedo l’ora di cominciare quella che sarà la fine degli ultimi cinque anni.


(17 giugno 2008)
Signore, ti avevo chiesto un po' di pietà, non della completa apatia, come quella che mi pervade.
Non so nemmeno più se riuscirò ad esultare a sufficienza, così: mi sembra di essere Ale...
Meglio dell'isteria che avevo addosso fino all'altro ieri, però.
In fondo, va bene anche così.
Vado a dormire un po'.

oOLaFataVerdeOo
Permalink ¦ commenti (1)¦ commenti (1)(popup)
categoria : incomprensibili, inchiostro, maturità per modo di dire

mercoledì, 28 maggio 2008, ore 18:29

ho comprato uno smalto rosso, sa, professoressa?
praticamente uguale a quello che portava sempre Lei.
però io non la Sua stessa eleganza, e sulle mie mani fa una brutta figura.
così, l'ho messo sulle unghie dei piedi, che, nascoste dai calzini, nessuno mi può mal giudicare.
e ora, ogni volta che lo guardo, mi torna in mente Lei, più di prima...

mi manca, e in questo periodo ancora più del solito.
non so dirle il perchè.
forse è perchè sto pensando che, se Dio vuole, questo è il mio ultimo anno in quella scuola, e mi viene in mente Lei quando noi eravamo in Quarta e in Quinta, con i ragazzi più grandi che ci ammonivano sul Suo conto.
forse è perchè mi viene in mente il primo giorno della Prima, quando Lei ci aveva detto "questo Liceo è come l'AIDS: se lo conosci, lo eviti".
forse è perchè ho riguardato le foto della gita in Grecia, e L'ho vista sorridente seduta in mezzo a noi.
forse è perchè ricordo la Sua ultima gita con noi, quella a Milano, nel gennaio scorso, e mi commuovo ricordando che era rimasta con noi più del dovuto, pur di farci prendere il treno dopo e farci fare un giretto per la città.
forse è perchè La ricordo quando è venuta a trovarci l'ultima volta (nell'aprile scorso, se ricordo bene) e non aveva potuto trattenere le lacrime, dicendoci della "patologia importante" che ce L'avrebbe tenuta lontana.
forse è perchè ricordo quel lunedì di ottobre, in cui la Bartoletti è scoppiata a piangere in classe e abbiamo rinuciato a fare lezione, perchè in quelle condizioni non era proprio il caso.
forse è perchè ricordo quel giovedì di ottobre, quando sono entrata a scuola, ho salutato Pietro e mi sono sentita rispondere "hai saputo?". non è servita la frase dopo che mi ha detto, avevo già capito.
forse è perchè ricordo quel venerdì di ottobre, caldo, con un bel sole; e noi, vestiti di nero, con una rosa in mano.
forse è perchè ricordo quella chiesa, quella bara, quella folla di persone.
forse è perchè ricordo tutto questo. o forse per altri motivi, che però non so dirLe.

l'altro giorno la Sabello ci spiegava Pirandello. quando è arrivata a nominare "la signora Frola e il signor Ponza, suo genero" si era già verso la fine della lezione, e io, come al mio solito, ho cominciato a vagare con la mente verso altri lidi. così ho preso una matita e, avvalendomi del significato che la parola "frola" prende nel mio dialetto (significa "fragola"), ho disegnato una fragola (appunto) con tanto di occhietti e buccuccia.
e quando l'ho finita, ho visto il Suo viso, sa , professoressa?

termino qui, che è meglio.
mi scusi per le maiuscole, ma non ci vado troppo d'accordo, Lei capirà.
solo, per favore, non mi metta un brutto voto per questo...
e continui a chiamarci "figli miei", che ci fa sempre tanto piacere.

con stima e amore sempre crescente,
la Sua zucca vuota.

oOLaFataVerdeOo
Permalink ¦ commenti (7)¦ commenti (7)(popup)
categoria : nebbia, inchiostro

venerdì, 25 aprile 2008, ore 01:14

ho stilato la mia giornata ideale...:sisi:
mi drogo, :sisi:



tema: la mia giornata ideale.

svolgimento: svegliarmi, a casa mia e nel mio letto, intorno alle dieci del mattino, mentre fuori c'è una bella e calda giornata di agosto. fare colazione con una tazza di the bollente e le gocciole extra dark intorno alle sette di un umido e nebbioso mattino di ottobre.
alle otto e mezza, essere al mercato del sabato a Mondovì, a luglio. girellare un pochino, e comprare la focaccia e i biscotti a forma di ferro di cavallo nella panetteria sotto i portici.
intorno a mezzogiorno e mezza andare a Casa (quella con la "C" maiuscola, quella di Roccaforte), e accendere la stufa, pechè è novembre inoltrato e fa freddo.
tra l'una e mezza e le due di un pomeriggio di aprile, fare pranzo con un panino a Saint James Park, guardando il laghetto e i salici piangenti. corredare il tutto con il cappuccino di Starbucks,
prendere il sole un'oretta sul Gargano, a inizio luglio. poi fare un giretto per Stratford-Upon-Avon e comprare qualche addobbo per l'albero di Natale in quel negozio così carino. facendo una passeggiata a mani in tasca per Torino, partendo da Porta Susa, e arrivando fino in fondo a Piazza Vittorio, godendomi le luci d'artista, arrivare a casa (che è un mansardato in centro -sempre che così di possa definire- a Gressoney) e addobbare l'albero di Natale, visto che è l'otto dicembre (e intanto si sono fatte le sette di sera).
alle cinque e mezza, uscire per fare due passi, a Volpiano, arrivando fino a comprare gli amaretti morbidi della panetteria in piazza. passare a salutare le mie zie, portando loro i regali di Natale.
fare una lunga doccia fredda per cercare di rinfrescarsi un po', dopo aver fatto un bagno in piscina (l'acqua, a fine giugno, è incredibilmente calda).
dopo cena, verso le otto e mezza, vestirsi, inforcare la bici e andare a suonare ad Ale, che è appena tornata dalla Sardegna, e quindi è inizio settembre. mangiarsi un gelato, passeggiando per Roma. arrivare fino alla Senna, guardando Superga e Montmartre dall'altra parte della riva.
tornare a casa con calma, anche dopo mezzanotte. alle undici, guardare "sex and the City". verso le dieci e mezza, dopo aver letto libri interessanti e guardato i programmi culturali che danno solo su La7, e solo alle tre del mattino, andare a letto in camera mia, che è una grande stanza bianca e azzurra in un cascinale in Toscana. tenere aperta la finestra, perchè fa caldo, essendo agosto.
svegliarmi, a casa mia e nel mio letto, intorno alle dieci... (eccetera, fino all'infinito. all'occorrenza, si possono aggiungere voci quali "fare un pic nic sulla punta dell'Everest", "ascoltare Zucchero", "festeggiare un qualche anniversario con le mia Balenghe").
oOLaFataVerdeOo
Permalink ¦ commenti (2)¦ commenti (2)(popup)
categoria : delirio, nebbia, inchiostro

giovedì, 03 aprile 2008, ore 20:17

L'accappatoio azzurro
(31 marzo 2008)




Via, via,
entra e fatti un bagno caldo:
c’è un accappatoio azzurro,
fuori piove un mondo freddo…
It’s wonderful, it’s wonderful, it’s wonderful,
good luck, my baby,
it’s wonderful, it’s wonderful, it’s wonderful,
I dream of you…

(Paolo Conte, “Via con me”)



La mia testa riemerge dall’acqua calda, mi pulisco il viso dalla schiuma, bevo un sorso dalla tazza di the che ho appoggiato sul bordo della vasca. La radio, incredibilmente, trasmette “Via con me”, e mi sento bene.
Tutto ciò che ho sempre desiderato sembra essersi realizzato: un lavoro, una casa tutta mia, Londra.
Cosa potrei volere di più?

Ho smesso di crederci, finalmente. Ho deciso che non ci credo più, che sono cresciuta abbastanza per smettere di credere alla favola della principessa e del principe. Ho buttato il mio accappatoio rosa, e quello nuovo, azzurro, come quello che canta Paolo Conte, è appoggiato al lavandino. Tra un attimo mi alzerò dal mio nido d’acqua profumata e mi ci avvolgerò.

L’acqua calda ha lavato via tutto. Ha lavato via i dubbi, i pensieri, le cattiverie. La mia pelle profuma di fiori, e io mi sento bella.
Mi sento bella come non mi sono mai sentita in vita mia: non mi sentivo così bella quando me lo diceva mia madre, vestendomi da principessa per carnevale; non mi sentivo così bella quando me lo diceva mio padre, facendomi le foto il giorno della mia laurea; non mi sentivo così bella nemmeno quando ero tra le braccia di Lui. Lui, che mi stringeva, mi baciava e mi diceva che ero bellissima.
Oh, certo: all’epoca credevo fosse vero. Ma penso che anche lui lo credesse, mentre me lo diceva.
E io, quando mi diceva così, mi sentivo davvero bella, non lo nego.
Però, mai quanto ora. Ora mi sento splendida, davvero.

Guardo le mia braccia luccicare di schiuma: miliardi di piccolissime bollicine di sapone scoppiettano, facendo frusciare l’acqua intorno a me. Mi passo le dita tra i capelli, liberandoli dal sapone.

È a questo che ho smesso di credere: all’amore.
Siamo seri: l’amore non esiste. E lo dico senza amarezza: la mia è una constatazione, semplicemente. L’amore esiste solo nei libri, nelle opere teatrali e nei film. Fine.
È tutta una messa in scena. Così ho smesso di crederci.
Lo guardo, certo: adoro i film d’amore. Piango, mi emoziono, spero che accada anche a me, di trovare il principe azzurro.
Poi però, finito il film, buttato il sacchetto vuoto di pop-corn e riportato il dvd al videonoleggio, torno ad essere calma: non ci credo più.

Faccio una bolla di sapone, così, perché mi diverte. La guardo volteggiare per un po’, rosa, dorata e blu, per poi scoppiare.
L’amore è come una bolla di sapone: bello, colorato, evanescente, fragile, inesistente di per sé, se non siamo noi a dargli una forma.
Sorrido, e sputacchio un po’ di schiuma. Profuma di fiori, ma è amara.

Poi mi sollevo dalla vasca, e mi avvolgo nel mio accappatoio azzurro nuovo. Fuori piove un mondo freddo, ha ragione Paolo Conte: vedo attraverso il vetro smerigliato della finestra le luci dei lampioni che si infrangono in mille scintille bagnate, e, riflettendosi sul Tamigi, si moltiplicano.
Però non mi importa, perché io sono avvolta nel mio accappatoio azzurro.

La canzone finisce, e un dj comincia a raccontare qualcosa del famoso cantautore italiano, che, qui in Inghilterra, pochi conoscono.
Abbasso il volume, e apro la finestra per guardare la pioggia.

Mi appoggio al davanzale coi gomiti, e penso che non sono riuscita a sfuggire all’amore: mi sono innamorata, in effetti.
Di Londra.
Però sono io che amo lei, e non lei che ama me.
O forse mi ama, nel suo modo discreto: chi lo sa. Certo è che non la troverò mai a letto con la mia migliore amica.

Sì, decisamente: all’amore degli altri non credo più.
Però al mio sì.
Sorrido ancora, e guardo la mia amante fradicia di pioggia.
A me, gli spettacoli d’arte varia non sono mai piaciuti.
oOLaFataVerdeOo
Permalink ¦ commenti ¦ commenti (popup)
categoria : inchiostro