giovedì, 11 dicembre 2008, ore 20:47

sipario.

atto primo, scena prima: sul 16, da via Valperga a piazza Vittorio; intorno alle undici di stamattina.
vibra il cellulare, un messaggio. da: motorola. il suo cellulare è pronto e può essere ritirato.
mio urlo di gioia e ola di tutti presenti.

atto primo, scene dalla seconda alla quinta: aula H della sede di scienze politiche in via Plana; l'una e un quarto.
esco prima da economia per andarmi a recuperare il telefono, salto sul 13, arrivo a Porta Susa, mangio un panino al volo, prendo il 10, scendo a Rondò della Forca, aspetto per un quarto d'ora quel maledetto 3, salgo, arrivo in fondo a corso Regina.

atto secondo, scena unica: centro servizi motorola; le due e mezza del pomeriggio.
entro, trionfante. la signora al bancone non mi chiede niente e tira direttamente fuori il mio telefono nuovo. mi avvisa che mi hanno sostituito lo Z8 col modello successivo, lo Z10. il mio pensiero è "che botta!". firmo per la garanzia ed esco. penso già anche al nome per il nuovo nato: Nellie. come mrs Lovett, quella di Sweeney Todd. i motivi sono due: uno molto chiaro, l'altro un po' meno, ma non starò ad annoiarvi con queste cose...

atto terzo, scene dalla prima alla sesta: sul 3, poi sul 10, poi in metropolitana, poi sul 16, poi a piedi lungo corso Svizzera; tra le due e quaranta e le tre e mezza.

approdo sfinita a fare informatica. crollo sulla prima sedia libera che trovo, accendo il pc, rispondo esultante a Silvia, che mi chiede notizie del cellulare.
tiro fuori dalla borsa la scatola ancora sigillata, la dissigillo (sempre che si dica così), la apro. quasi svengo dalla contentezza, quando, tra le mani, mi trovo questo cellulare. ravano nella scatola: coprischeda, copribatteria, auricolare, caricabatterie, adattatore per il medesimo, cavo per attaccare il telefono al pc.
mh.
strano.
ho come la sensazione che manchi qualcosa.
e infatti: manca la batteria.
bestemmio fortemente, esco di corsa dall'aula, telefono a quei digraziati. sto in attesa per un tempo indefinito, mi succhiano quattro euro dal credito, mi risponde la stessa signora di prima (ormai, quando entro lì dentro, ci battiamo il cinque, io e i commessi) che mi riconosce dalla voce. e si innervosisce più di me, quando le dico che -oh, piccolo dettaglio- non ho la batteria: "ma non ne vieniamo più alla fine, con questa storia!", sbotta, irritata anche lei. "spero di poterle dare il pezzo entro domani!", aggiunge.
rientro in aula, sconvolta. bestemmio ancora un paio di minuti, poi mi calmo.

sipario.
oOLaFataVerdeOo
Permalink ¦ commenti (1)¦ commenti (1)(popup)
categoria : donnasullorlodiunacrisidinervi

martedì, 18 novembre 2008, ore 18:24

partiamo dal presupposto che non sono in grado di avere rapporti normali con la gente. così diventa tutto immediatamente più chiaro, in effetti.
probabilmente l'unica cosa che mi resta da fare è rinchiudermi in un monastero tibetano: silenzio, meditazione, scarsi rapporti sociali... per di più l'arancione mi piace, e non avrei nemmeno più il problema dei capelli.
qualcuno però non è d'accordo. poco importa che questo qualcuno [elenco di cose che importano tantissimo ma che non posso dire].
confidiamo nello sconosciuto del tram, quindi, prima di comprare un biglietto per il Tibet.
anche se certi comportamenti perpetuano col darmi un fastidio fortissimo a livello epidermico e la voglia in infilarsi in agenzia di viaggi per prenotare una fuga in una qualunque parte del mondo è fortissima.
ma, ribadisco, partendo dal presupposto che non sono in grado di avere rapporti normali con la gente, la situazione diventa limpida.
rimane la voglia di gridare un vaffanculo grosso come una casa rivolto verso tutti e nessuno allo stesso tempo, ma questi sono problemi secondari, in fondo.
oOLaFataVerdeOo
Permalink ¦ commenti (3)¦ commenti (3)(popup)
categoria : donnasullorlodiunacrisidinervi

martedì, 30 settembre 2008, ore 10:33

sempre per la serie "le verità della mia panettiera".
dopo il grande successo di "sai che con quel taglio di capelli sembri Trilli di Peter Pan?!", vi presentiamo la novità di oggi...
mi vede per strada mentre sto andando verso il suo negozio, la saluto e lei: "che faccia triste, oggi! non sembri tanto Trilli...".
e, a questo, va sommato anche il marito della sunnominata panettiera: entro in panetteria, lui esce dal retro del negozio, mi saluta e mi fa: "eh, oggi non trilli mica tanto...".

no, oggi non trillo.
proprio per niente.
oOLaFataVerdeOo
Permalink ¦ commenti (2)¦ commenti (2)(popup)
categoria : nebbia, giornatedelcazzooo, donnasullorlodiunacrisidinervi

mercoledì, 10 settembre 2008, ore 09:46

i laureati in fisica hanno giocato coi fasci di protoni, stamattina, e a noi è andata bene: nessun buco nero, ci rassicurano. questa volta ("questa volta" non l'hanno detto, ma era implicito).
 
bosoni a parte, io dovrei stirare, ma la voglia è a meno infinito.
 
ieri sono andata a ritirare il libretto universitario. sono ufficialmente iscritta alla mia bella facoltà scienze e cultura delle alpi. si, ne sono certa. no, non cambio idea per iscrivermi a lettere, non ci penso nemmeno.
 
e anche Edgar è tornato a casa. vediamo per quanto, prima di doverlo riportare al centro servizi e, questa volta, piazzarmi coi gomiti sul bancone finchè non me lo cambiano (sì, oggi è per la serie "allegria, portami via").
 
il soffitto della mia camera disastrata è azzurro cielo al tramonto. oggi do re mi fa sol la si il viola alle pareti. si, tutti colori molto allegri. lo so. non rompete. la camera è la mia, non ci dovete mica dormire voi, no? ecco. si, voglio addormentarmi, svegliarmi e -fingere di- studiare in una camera mortuaria, e allora?
domani mattina dovrei poter rimettere tutto a posto. cambio la disposizione dei mobili e aggiungo anche una micro libreria/altro posto in cui appoggiare cazzate.
 
...
 
mamma mia, che depressione.
che colore è, oggi?
grigiastro scuro con venature nere.
 
...
 
forse preferivo il buco nero, in fondo.
oOLaFataVerdeOo
Permalink ¦ commenti (4)¦ commenti (4)(popup)
categoria : nebbia, donnasullorlodiunacrisidinervi

martedì, 19 agosto 2008, ore 13:51

questa è pura e semplice ingiustizia.
guardo una gara delle Olimpiadi, una di numero, e non si riesce a prendere nemmeno il bronzo.
Igor, ma che mi combini?



ci sono rimasta male.


ma continuo a credere fortemente in lui.
e, fra quattro anni, faremo il culo a tutti.
ecco.



però, chissà come mai, ad Atene 2004 l'oro agli anelli l'aveva vinto un greco, lasciandoci con l'amaro in bocca per quel bronzo di Jury, che doveva essere un argento.
quest'anno, sempre chissà come mai, l'oro alla sbarra l'ha vinto un cinese.
mah.
i casi della vita...







e comunque il tedesco che ha preso il bronzo ha fatto un esercizio di merda.
e lo dico da profana, visto che non ci capisco un tubazzo, di sport.
ma ha fatto schifo, rispetto a Igor.
non è proprio giusto.
oOLaFataVerdeOo
Permalink ¦ commenti (5)¦ commenti (5)(popup)
categoria : donnasullorlodiunacrisidinervi

lunedì, 04 agosto 2008, ore 14:13

che estate inutile 2, il ritorno.

ora ho un po' di tempo per lamentarmi, e lo farò.

per la prima cosa, in realtò, non devo lamentarmi, ma ringraziare.
trovato un buco per andare a Roma senza vendere un rene.
al 31 agosto al 3 settembre in quel della Capitale, a rompere un po' le palle alla mia Gemellina separata alla nascita (vero, Glò? *___*).
dopo tre anni che lo dicevo, finalmente riesco ad andare.
sia lodata la Trimurti.


poi però posso cominciare a lamentarmi sul serio.

me lo aspettavo?
si.
ci sono rimasta male lo stesso?
si, e tanto.
sono un po' nella merda?
si, e non solo un po'.
so come risolvere la faccenda?
nel modo più assoluto, no.
cazzo.
e non è importante che capiate.

altro?
per ora no.
confido, come sempre, che ROB abbia ragione, e mi affido a ciò che dice:


Capricorno (22 dicembre - 19 gennaio)

“Quando sei nei guai fino al collo devi amare la vita”, ha scritto il poeta Robin Blaser. Ma se sei nei guai solo fino alla caviglia, credi di poterla amare un po’ meno? O credi che, con un po’ d’impegno, riusciresti a sfruttare i tuoi piccoli guai per far schizzare alle stelle la tua adorazione della vita? Nelle prossime settimane, Capricorno, dovrai rispondere di sì a quest’ultima domanda, dimostrandolo con le tue azioni. Sono lieto di comunicarti che un piccolo inconveniente potrebbe darti una grande spinta positiva.


vedremo.
oOLaFataVerdeOo
Permalink ¦ commenti (2)¦ commenti (2)(popup)
categoria : summer, l oracolo dice che, donnasullorlodiunacrisidinervi

domenica, 13 luglio 2008, ore 12:38

ma in fondo sto bene.
ma sì, perchè era una questione irrisolta, che ora è finalmente chiusa.
bon.
mi sento meglio, davvero.
oOLaFataVerdeOo
Permalink ¦ commenti (5)¦ commenti (5)(popup)
categoria : donnasullorlodiunacrisidinervi

sabato, 12 luglio 2008, ore 13:27

INSOFFERENZA E INCOMPRENSIONE.




CRISTO.

















ma sono tarda io?
probabile.






ma perchè non capisco?
oOLaFataVerdeOo
Permalink ¦ commenti (2)¦ commenti (2)(popup)
categoria : donnasullorlodiunacrisidinervi

domenica, 06 luglio 2008, ore 19:11

quante domeniche ci sono in un anno?
una a settimana, quindi, grossomodo, cinquantadue.
quante domeniche, di queste cinquantandue, sono occupate, perchè ci sono giù mia zia e mio cugino?
una sì e una no, quindi la metà di cinquantadue, quindi ventisei.
torniamo alle cinquantadue iniziali. quante di queste cinquantadue domeniche possono essere incluse nella stagione "calda"?
vediamo: le ultime due di giugno, tutte quelle di luglio, tutte quelle di agosto e almeno tre di quelle di settembre. ovvero tredici.
però, a queste tredici, bisogna levare quelle in cui c'è giù zia... quindi una di giugno, due di luglio, due di agosto e due di settembre. quindi siamo a quota sei.
a queste sei miserrime e miserande domeniche, ci sono da togliere le due che rimangono di agosto, perchè tra una roba e un'altra c'è sempre gente in giro per il mondo, e quindi bon. siamo a quattro.
quattro domeniche in tutto l'anno.
di queste quattro domeniche una sola è certa: la prima di settembre. quella è assodata, è senza ombra di dubbio, è lì perchè lì deve stare e fine.
però cazzo.
tre domeniche mi restano da poter usare.
e ovviamente in una di queste tre (e non una qualsiasi, ma la PRIMA utilizzabile della stagione) non va a piovere?
non pioggia normale, eh. perchè fino a una decina di chilometri prima di Quincinetto il tempo non era una meraviglia, ma non faceva nemmeno così schifo.
poi però, più ci si avvicina ad Ivrea, più comincia a diluviare.
quella città deve avercela con me, per inciso.

risultato di tutto ciò?
arriva a casa all'una passata, sveglia alle sette, cerca lo zaino, recupera gli scarponi, imbastisci qualcosa da mangiare, vestiti, aspetta le zie, parti... torna indietro perchè sta cadendo il cielo.
così salta la prima maledettisima gita in montagna della stagione.
il clima mi è avverso, e io lo odio.
per compensare, oggi pomeriggio non ho fatto altro che dormire e leggere Rolling Stone.
che domenica dimmerda, porco cane.
oOLaFataVerdeOo
Permalink ¦ commenti (2)¦ commenti (2)(popup)
categoria : domenicadimmerda, donnasullorlodiunacrisidinervi

martedì, 10 giugno 2008, ore 21:33

Una volta in una tetra mezzanotte, mentre meditavo, debole e stanco,
su un molto bizzarro e curioso volume di un sapere dimenticato,
mentre sonnecchiavo, quasi appisolandomi, giunse là improvvisamente un colpire leggero,
come di qualcuno che gentilmente battesse, battesse alla porta della mia camera
"E' qualche visitatore" mormorai, "che bussa alla porta della mia camera

Soltanto questo, e nulla più."


Ah, distintamente ricordo che si era nel fosco Dicembre;
e ogni separato morente tizzone proiettava il suo fantasma sul pavimento.
Febbrilmente desideravo il mattino; vanamente avevo tentato di trarre
dai miei libri un sollievo al dolore - al dolore per la perduta Leonora,
per la rara e radiosa fanciulla che gli angeli chiamano Leonora -

Senza nome qui per sempre.


E il sèrico, triste, vago fruscìo di ogni tenda purpurea
mi faceva trasalire, mi riempiva di fantastici terrori, mai provati prima;
così che adesso, per calmare il battito del mio cuore, andavo ripetendo
"E' qualche visitatore che supplica di entrare alla porta della mia camera -
Qualche tardivo visitatore che supplica di entrare alla porta della mia camera;

Questo è, e nulla più."


Immediatamente la mia anima divenne più forte; non esitando più a lungo,
"Signore," dissi "o Signora, veramente imploro il vostro perdono;
ma il fatto è che io sonnecchiavo, e voi veniste così gentilmente a picchiare,
e voi veniste così lievemente a picchiare, a picchiare alla porta della mia camera,
che io ero poco sicuro di avervi udito" - a questo punto aprìi interamente la porta; - - -

Tenebre là, e nulla più.


Scrutando profondamente in quelle tenebre rimasi a lungo stupito, impaurito,
dubbioso, sognando sogni che mai nessun mortale osò sognare;
ma il silenzio rimase intatto, e la quiete non diede alcun segno;
e l'unica parola là pronunciata fu la sussurrata parola, «Leonora?»
Questo sussurrai, e l'eco mormorò dietro la parola, "Leonora!"

Semplicemente questo, e nulla più.


Ritornando nella camera, con tutta la mia anima dentro di me fiammeggiante,
udii subito un battere un poco più forte di prima.
"Sicuramente," dissi, "sicuramente c'è qualcosa all'infisso della mia finestra ;
Fa che io veda, dunque, cosa c'è là, ed esplori questo mistero -
Fa che il mio cuore si calmi un momento ed esplori questo mistero; -

Questo è il vento e nulla più."


Spalancai l'imposta, quando, con molta civetteria e un battito d'ali,
avanzò colà un maestoso Corvo dei santi giorni d'altri tempi;
non fece la minima riverenza; non un minuto si fermò o rimase;
ma, con aria di dama o gentiluomo, si appollaiò sopra la porta della mia camera -
Si appollaioò su un busto di Pallade appena sopra la porta della mia camera -

Appollaiato e seduto, e nulla più.


Poi inducendo quest'uccello d'ebano la mia triste immaginazione a sorridere,
con il grave e severo decoro che si dava,
"Sebbene la tua cresta sia tagliata e rasa" dissi "tu non sei certo un vile,
orrido, torvo e antico Corvo errante dalla riva Notturna.
Dimmi qual'è il tuo nobile nome sulla Plutonica riva della Notte! "

Disse il Corvo "Mai più".


Molto mi meravigliai nell'udire parlare così chiaramente questo sgraziato volatile,
sebbene la sua risposta poco significasse - poca pertinenza avesse;
perchè non possiamo non esser d'accordo che nessuna vivente umana creatura
giammai fu beata dalla visione di un uccello sulla porta della sua camera -
Uccello o bestia su un un busto scolpito sulla porta della sua camera,

con un nome tale come "Mai più".


Ma il Corvo, sedendo solitario sul placido busto, profferì soltanto quell'unica parola,
come se la sua anima in quell'unica parola fosse effusa.
Niente di piu' egli poi pronunciò - nessuna penna egli agitò -
finchè io appena di più mormorai "Altri amici sono già prima volati via,
All' indomani egli mi lascerà, come le mie Speranze, che sono già prima volate via".

Allora l'uccello disse "Mai più".


Stupito dalla calma rotta da una risposta così giustamente pronunciata,
"Senza dubbio," dissi "ciò che pronuncia è soltanto il suo sapere e la sua ricchezza,
presi da qualche infelice padrone che uno spietato Disastro
seguì veloce e seguì piu' veloce finchè le sue canzoni non ebbero che un solo fardello -
finchè i lamenti della sua Speranza non ebbero che quel malinconico fardello

di "Mai - mai più".


Malgrado il Corvo inducesse ancora la mia triste immaginazione al sorriso,
sospinsi una poltrona di fronte all'uccello, al busto e alla porta;
quindi, affondando nel velluto, mi misi a collegare immaginazione a immaginazione,
pensando cosa questo sinistro uccello d'altri tempi -
cosa questo torvo sgraziato orrido scarno e sinistro uccello d'altri tempi

intendeva significare gracchiando "Mai più".


Così sedevo preso dall'indovinare, ma non esprimendo alcuna sillaba al volatile
i cui occhi infuocati ardevano ora nell'intimo del mio petto;
sedevo divinando questo e piu', con la testa in tranquillità reclinata
sulla fodera di velluto del cuscino che la luce della lampada trastullava con piacere
Ma la cui fodera di velluto viola alla luce della lampada che trastullava con piacere,

Ella non premerà, ah, mai più!


Poi, parve, che l'aria si facesse più densa, profumata da un invisibile incensiere,
fatto oscillare da serafini, i cui passi risuonavano sul pavimento moquettato.
"Disgraziato," gridai, " il tuo Dio ti ha prestato - per mezzo di questi angeli ti ha inviato
il sollievo - il sollievo e il nepenthe per le tue memorie di Leonora;
Tracanna, oh, tracanna questo piacevole nepenthe, e dimentica questa perduta Leonora!"

Disse il Corvo, "Mai più".


"Profeta!" dissi "cosa del male! - profeta nonostante ciò, se uccello o demonio! -
Sia che dal Tentatore inviato, sia che la tempesta ti abbia gettato qui a riva,
desolato ma interamente indomito, su questa deserta terra incantata -
su questa casa predata dall'Orrore - dimmi davvero, ti imploro -
C'è - c'è un balsamo in Gilead? - dimmi - dimmi, ti imploro!"

Disse il Corvo, "Mai più".


"Profeta!" dissi, "cosa del male! - profeta nonostante ciò, se uccello o demonio!
Per quel Cielo che si curva su di noi - per quel Dio che entrambi adoriamo -
dì a quest'anima carica di dolore se, nel lontano Eden,
essa abbraccerà una santa fanciulla, che gli angeli chiamano Leonora -
Abbraccerà una rara e radiosa fanciulla che gli angeli chiamano Leonora. "

Disse il Corvo, "Mai più".


"Sia questa parola il nostro segno d'addio, uccello o demonio! " urlai, alzandomi.
"Ritorna nella tempesta e sulla Plutonica riva della Notte!
Non lasciare nessuna piuma nera come una traccia di quella menzogna che la tua anima ha pronunciato!
Lascia inviolata la mia solitudine! - libera il busto sopra la mia porta!
Togli il tuo becco dal mio cuore, e porta via la tua figura dalla mia porta!"

Disse il Corvo, "Mai più".


E il Corvo, mai scappando via, ancora è posato, ancora è posato
sul pallido busto di Pallade, appena sopra la porta della mia camera;
E i suoi occhi posseggono tutta l'apparenza di quelli di un demonio che sta sognando,
e la luce della lampada scorrendo su di lui proietta la sua ombra sul pavimento;
e la mia anima fuori di quell'ombra che giace ondeggiando sul pavimento

non si solleverà mai più.

(Edgar Allan Poe)


Quoth the raven, "Nevermore".
e sarebbe quello che dovrei fare pure io: dire "mai più" a certe idee che mi girano per la testa.
ma come si fa a smettere di amare qualcuno?


una volta, in una tetra mezzanotte, mentre meditavo, debole e stanca,
su una molto bizzarra e curiosa tesina d'esame da dare,
mentre sonnecchiavo, quasi appisolandomi, giunse là improvvisamente un colpire leggero,
come di qualcosa che gentilmente battesse, battesse alla porta della mia mente
"è qualche ricordo", mormorai, "che bussa alla porta della mia mente
soltanto questo, e nulla più".


purtroppo non è "soltanto" questo. è "tutto" questo, ciò che continua a battere alla porta della mia mente.
un ricordo.
il suo.
maledetto.
il ricordo, non lui.
lui non ne può niente se io ho delle manie ossessivo-compulsive.
*sigh*
oOLaFataVerdeOo
Permalink ¦ commenti (2)¦ commenti (2)(popup)
categoria : citazioni, specchio, incomprensibili, dolorini vari, canzoni e varie, donnasullorlodiunacrisidinervi