venerdì, 04 settembre 2009, ore 11:11

rimugino
rimugino
rimugino
rimugino.
mi giro nella testa mille parole
non ne trovo una, una sola, che vada bene.
non so più niente.
rimugino
ripenso
mi arrovello.
non un solo pensiero lineare.
sono più importanti gli altri o sono più importante io, per me?
essere egoista o altruista?
far del bene o far del male? e quale sarebbe il bene, in questo caso?
non so, non so più niente.
rimugino
ma non concludo.
oOLaFataVerdeOo
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venerdì, 14 novembre 2008, ore 18:55

..me ne vado da te con un sasso nel cuore..

con quell'eterna febbre in noi per ciò che non siamo mai stati, andiamo per campare, già delusi e stanchi..
viviamo come zebre, poi: rinchiusi dietro gli steccati illusi di sembrare dei cavalli bianchi..




sono acqua di foce ed è una croce non sapere mai se la mia voce è fiume od oceano..
e non c'è, no, fiume che due volte sia capace di bagnarmi e darmi pace, perchè il tempo se ne va..
[...]
sono acqua di fonte che al suo monte non può ritornare e il mio orizzonte è solo vivere..
oOLaFataVerdeOo
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venerdì, 03 ottobre 2008, ore 18:55

ho la testa chiusa in una morsa.
che faccio? vado in farmacia o in erboristeria?
la risposta è scontata.
vado in erboristeria e mi faccio dare un integratore di vitamina C, perchè se vado avanti con questo andazzo ad Aspirine, mi si buca lo stomaco. mi ha dato delle pastiglie effervescenti al propoli, zinco e rosa canina. vediamo se riesco a tirare la testa fuori dalla scatola in cui sembra essersi chiusa...
però ho un probelma: mi sento una tossicodipendente da Fiori di Bach.
mi son fatta fare la miscela tre ore fa, e ne ho già prese quattordici gocce.
devo darmi una calmata, con quello che costano...
ho preso Mustard, Olive e White Chesnut.
il primo, secondo le parole dello stesso Bach, è
"Per coloro che sono soggetti a periodi di malinconia o, addirittura, di disperazione, come se una nube fredda e oscura gettasse un'ombra cupa su di loro offuscando la luce e la gioia di vivere. Non è sempre facile trovare una spiegazione razionale a queste crisi".
Olive, invece, è indicato
"Per coloro che hanno molto sofferto sia nel corpo che nella mente e sono così stanchi, così esauriti, che sentono di non essere più in grado di compiere alcuno sforzo. La quotidiana diventa solo una dura fatica, priva di ogni piacere".
e poi, White Chesnut. il più interessante del trio. questo serve
"Per coloro che non riescono a evitare che la loro mente sia costantemente invasa da pensieri, da idee e da ragionamenti che essi non desiderano. I pensieri, anche se respinti, ritornano immancabilmente, come in un turbinio, causando una specie di tortura mentale. La presenza di questi pensieri spiacevoli toglie la pace e impedisce di concentrarsi sul lavoro o sul piacere quotidiano".
ecco.
io spero solo che serva, che ne ho tanto bisogno.
e la settimana prossima, vaffanculo, mi vado a iscrivere in palestra. ho la necessità di fare del movimento. quindi, spinning. così magari riprendo anche possesso delle mie ginocchia, và.
oOLaFataVerdeOo
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sabato, 06 settembre 2008, ore 12:40

oddiosanto, il torcicollo porcaputtanatroiah
*dolor*
*tant dolor*
oOLaFataVerdeOo
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giovedì, 28 agosto 2008, ore 16:51

si, lo so. è rosa.
non sono diventata improvvisamente daltonica, tranquilli.
volevo rendere omaggio a Priscilla, ecco perchè ho tinto di rosa e fucsia.

sto calcolando molto meno rispetto al mio solito questo inutile blog.
e non cercherò di convincervi che lo faccio perchè sono piena di cose da fare: non sarebbe vero.
è che non ho voglia.
sono stanca.
dormo trenta ore al giorno, ormai.
sono un po' preoccupata per domenica: se Pier non mi sveglia, finisco per scendere dal treno a Napoli, invece che a Termini... -_-''

Glò. gemellì. arrivo.
cosa vuoi per il tuo compleanno?
oOLaFataVerdeOo
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sabato, 19 luglio 2008, ore 14:05

avevo scritto un post bello lungo, ma qualche Spirito ha deciso di cancellarlo per non renderlo pubblico.
non importa, probabilmente era pieno di idiozie.
un pezzo, però, lo voglio riscrivere, perchè credo sia necessario.


lassù è tutto più duro, freddo e difficile.
però c'è sempre qualcuno che ha voglia di andarci, anche se quel posto ha un nome spaventoso, anche se quella meta si chiama montagna del diavolo, la mangiauomini, montagna nuda.
la Nanga Parbat.
ottomilacentoventicinque metri di roccia, neve e ghiaccio.
e un uomo che la ama e vuole arrivare in cima un'altra volta ancora.

qui non si parla di un incauto sciatore che prova un fuoripista sul Monte Bianco.
qui si parla di uno dei più grandi alpinisti del mondo.
non si può parlare di incuria, ma di sfortuna, di fato, di destino.
anche se io non credo nel destino.

forse il problema è che ha osato troppo.
forse gli Spiriti che vegliano su quel versante non hanno gradito di essere stati svegliati.
forse doveva accontentarsi di arrivare in vetta tramite la via più... facile, chiamiamola così.
forse...
non lo so.

so che queste notizie mi fanno invariabilmente male.

ciao, Karl.
buona scalata.


Karl Unterkircher
* 27 agosto 1970  † 16 luglio 2008




La preghiera della Montagna

Abbi massimo rispetto per questo luogo e per tutto ciò che quassù trovi: se tu non l’hai portato con fatica, qualcun’altro l’ha fatto.

Se tu, essere vivente, non credi in un Essere Supremo, guardati attorno e pensa se tu saresti in grado di fare tutto ciò che il tuo occhio vede.

Amami, ed io non ti tradirò.

Sii coraggioso, e mi vincerai.

Attento a dove metti il piede: per colpa tua qualcun’altro più in basso può lasciarci la vita.

A 2000 metri dimentica chi sei; con persone di differente età usa il Voi, con persone della stessa età usa il Tu.

A 2500 metri dimentica il mondo, gli affari, le tasse e goditi la vera pace.

A 3000 metri dimentica il tuo Io, la boria, la cultura, la forza fisica, perché se quassù sei giunto, sei in tutto e per tutto uguale agli altri che quassù stanno.

Non credere, piccolo uomo, di essere chissà chi, perché prima che tu nascessi, io già c’ero, e quando tu non esisterai più, io ancora ci sarò.


La Montagna
oOLaFataVerdeOo
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martedì, 10 giugno 2008, ore 21:33

Una volta in una tetra mezzanotte, mentre meditavo, debole e stanco,
su un molto bizzarro e curioso volume di un sapere dimenticato,
mentre sonnecchiavo, quasi appisolandomi, giunse là improvvisamente un colpire leggero,
come di qualcuno che gentilmente battesse, battesse alla porta della mia camera
"E' qualche visitatore" mormorai, "che bussa alla porta della mia camera

Soltanto questo, e nulla più."


Ah, distintamente ricordo che si era nel fosco Dicembre;
e ogni separato morente tizzone proiettava il suo fantasma sul pavimento.
Febbrilmente desideravo il mattino; vanamente avevo tentato di trarre
dai miei libri un sollievo al dolore - al dolore per la perduta Leonora,
per la rara e radiosa fanciulla che gli angeli chiamano Leonora -

Senza nome qui per sempre.


E il sèrico, triste, vago fruscìo di ogni tenda purpurea
mi faceva trasalire, mi riempiva di fantastici terrori, mai provati prima;
così che adesso, per calmare il battito del mio cuore, andavo ripetendo
"E' qualche visitatore che supplica di entrare alla porta della mia camera -
Qualche tardivo visitatore che supplica di entrare alla porta della mia camera;

Questo è, e nulla più."


Immediatamente la mia anima divenne più forte; non esitando più a lungo,
"Signore," dissi "o Signora, veramente imploro il vostro perdono;
ma il fatto è che io sonnecchiavo, e voi veniste così gentilmente a picchiare,
e voi veniste così lievemente a picchiare, a picchiare alla porta della mia camera,
che io ero poco sicuro di avervi udito" - a questo punto aprìi interamente la porta; - - -

Tenebre là, e nulla più.


Scrutando profondamente in quelle tenebre rimasi a lungo stupito, impaurito,
dubbioso, sognando sogni che mai nessun mortale osò sognare;
ma il silenzio rimase intatto, e la quiete non diede alcun segno;
e l'unica parola là pronunciata fu la sussurrata parola, «Leonora?»
Questo sussurrai, e l'eco mormorò dietro la parola, "Leonora!"

Semplicemente questo, e nulla più.


Ritornando nella camera, con tutta la mia anima dentro di me fiammeggiante,
udii subito un battere un poco più forte di prima.
"Sicuramente," dissi, "sicuramente c'è qualcosa all'infisso della mia finestra ;
Fa che io veda, dunque, cosa c'è là, ed esplori questo mistero -
Fa che il mio cuore si calmi un momento ed esplori questo mistero; -

Questo è il vento e nulla più."


Spalancai l'imposta, quando, con molta civetteria e un battito d'ali,
avanzò colà un maestoso Corvo dei santi giorni d'altri tempi;
non fece la minima riverenza; non un minuto si fermò o rimase;
ma, con aria di dama o gentiluomo, si appollaiò sopra la porta della mia camera -
Si appollaioò su un busto di Pallade appena sopra la porta della mia camera -

Appollaiato e seduto, e nulla più.


Poi inducendo quest'uccello d'ebano la mia triste immaginazione a sorridere,
con il grave e severo decoro che si dava,
"Sebbene la tua cresta sia tagliata e rasa" dissi "tu non sei certo un vile,
orrido, torvo e antico Corvo errante dalla riva Notturna.
Dimmi qual'è il tuo nobile nome sulla Plutonica riva della Notte! "

Disse il Corvo "Mai più".


Molto mi meravigliai nell'udire parlare così chiaramente questo sgraziato volatile,
sebbene la sua risposta poco significasse - poca pertinenza avesse;
perchè non possiamo non esser d'accordo che nessuna vivente umana creatura
giammai fu beata dalla visione di un uccello sulla porta della sua camera -
Uccello o bestia su un un busto scolpito sulla porta della sua camera,

con un nome tale come "Mai più".


Ma il Corvo, sedendo solitario sul placido busto, profferì soltanto quell'unica parola,
come se la sua anima in quell'unica parola fosse effusa.
Niente di piu' egli poi pronunciò - nessuna penna egli agitò -
finchè io appena di più mormorai "Altri amici sono già prima volati via,
All' indomani egli mi lascerà, come le mie Speranze, che sono già prima volate via".

Allora l'uccello disse "Mai più".


Stupito dalla calma rotta da una risposta così giustamente pronunciata,
"Senza dubbio," dissi "ciò che pronuncia è soltanto il suo sapere e la sua ricchezza,
presi da qualche infelice padrone che uno spietato Disastro
seguì veloce e seguì piu' veloce finchè le sue canzoni non ebbero che un solo fardello -
finchè i lamenti della sua Speranza non ebbero che quel malinconico fardello

di "Mai - mai più".


Malgrado il Corvo inducesse ancora la mia triste immaginazione al sorriso,
sospinsi una poltrona di fronte all'uccello, al busto e alla porta;
quindi, affondando nel velluto, mi misi a collegare immaginazione a immaginazione,
pensando cosa questo sinistro uccello d'altri tempi -
cosa questo torvo sgraziato orrido scarno e sinistro uccello d'altri tempi

intendeva significare gracchiando "Mai più".


Così sedevo preso dall'indovinare, ma non esprimendo alcuna sillaba al volatile
i cui occhi infuocati ardevano ora nell'intimo del mio petto;
sedevo divinando questo e piu', con la testa in tranquillità reclinata
sulla fodera di velluto del cuscino che la luce della lampada trastullava con piacere
Ma la cui fodera di velluto viola alla luce della lampada che trastullava con piacere,

Ella non premerà, ah, mai più!


Poi, parve, che l'aria si facesse più densa, profumata da un invisibile incensiere,
fatto oscillare da serafini, i cui passi risuonavano sul pavimento moquettato.
"Disgraziato," gridai, " il tuo Dio ti ha prestato - per mezzo di questi angeli ti ha inviato
il sollievo - il sollievo e il nepenthe per le tue memorie di Leonora;
Tracanna, oh, tracanna questo piacevole nepenthe, e dimentica questa perduta Leonora!"

Disse il Corvo, "Mai più".


"Profeta!" dissi "cosa del male! - profeta nonostante ciò, se uccello o demonio! -
Sia che dal Tentatore inviato, sia che la tempesta ti abbia gettato qui a riva,
desolato ma interamente indomito, su questa deserta terra incantata -
su questa casa predata dall'Orrore - dimmi davvero, ti imploro -
C'è - c'è un balsamo in Gilead? - dimmi - dimmi, ti imploro!"

Disse il Corvo, "Mai più".


"Profeta!" dissi, "cosa del male! - profeta nonostante ciò, se uccello o demonio!
Per quel Cielo che si curva su di noi - per quel Dio che entrambi adoriamo -
dì a quest'anima carica di dolore se, nel lontano Eden,
essa abbraccerà una santa fanciulla, che gli angeli chiamano Leonora -
Abbraccerà una rara e radiosa fanciulla che gli angeli chiamano Leonora. "

Disse il Corvo, "Mai più".


"Sia questa parola il nostro segno d'addio, uccello o demonio! " urlai, alzandomi.
"Ritorna nella tempesta e sulla Plutonica riva della Notte!
Non lasciare nessuna piuma nera come una traccia di quella menzogna che la tua anima ha pronunciato!
Lascia inviolata la mia solitudine! - libera il busto sopra la mia porta!
Togli il tuo becco dal mio cuore, e porta via la tua figura dalla mia porta!"

Disse il Corvo, "Mai più".


E il Corvo, mai scappando via, ancora è posato, ancora è posato
sul pallido busto di Pallade, appena sopra la porta della mia camera;
E i suoi occhi posseggono tutta l'apparenza di quelli di un demonio che sta sognando,
e la luce della lampada scorrendo su di lui proietta la sua ombra sul pavimento;
e la mia anima fuori di quell'ombra che giace ondeggiando sul pavimento

non si solleverà mai più.

(Edgar Allan Poe)


Quoth the raven, "Nevermore".
e sarebbe quello che dovrei fare pure io: dire "mai più" a certe idee che mi girano per la testa.
ma come si fa a smettere di amare qualcuno?


una volta, in una tetra mezzanotte, mentre meditavo, debole e stanca,
su una molto bizzarra e curiosa tesina d'esame da dare,
mentre sonnecchiavo, quasi appisolandomi, giunse là improvvisamente un colpire leggero,
come di qualcosa che gentilmente battesse, battesse alla porta della mia mente
"è qualche ricordo", mormorai, "che bussa alla porta della mia mente
soltanto questo, e nulla più".


purtroppo non è "soltanto" questo. è "tutto" questo, ciò che continua a battere alla porta della mia mente.
un ricordo.
il suo.
maledetto.
il ricordo, non lui.
lui non ne può niente se io ho delle manie ossessivo-compulsive.
*sigh*
oOLaFataVerdeOo
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lunedì, 05 maggio 2008, ore 17:30

febbre. evviva.
raffreddore. evviva evviva.
tosse convulsa e nervosa. evviva, evviva, evviva.


continuo a sostenere che Baricco sia l'uomo della mia vita. ieri ero in crisi-tesina, e meditavo di cambiare argomento, abbandonando la metamorfosi per rifugiarmi nel caso.
poi però, guardando "che tempo che fa", dove c'era appunto Baricco che presentava il suo ultimo libro, e sentendo che parla (il libro, s'intenda) della mutazione, ho riabbracciato il mio buon argomento, ed ho eletto Baricco a mia musa ispiratrice.

simulaccia di terza prova andata (affanculo).
ha ragione Giusi: se la terza prova è così, prendo 15 senza aprire un libro. non è che mi son fatta suggerire qualcosa... è piuttosto che ho copiato tutto, dall'inizio alla fine, ecco.
e però il compito di latino era una puttanata. che cazzo di domande s'è inventata, non lo so.
fanculo.

insomma. sono andata a fare i raggi alle ginocchia, ma sabato Antonio mi ha detto che li aveva fatti anche lui e non erano serviti a niente, perchè la cartilagine non si vede, dai raggi. per quanto io speri di non avere il menisco a puttane, non dubiterei del fatto che siano inutili i raggi, dal momento che mi li ha richiesti la mia doc. vedremo.

ho una voglia smodata di Fonzies.
adesso ne afferro un pacchetto, prendo il cuscino e il plaid e mi vado a spalmare sul divano, oh yeah.
oOLaFataVerdeOo
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venerdì, 07 marzo 2008, ore 18:50

simuladiterzaprovargh fatta.
mercoledì sera, per finire di studiare storia, mi sono fatta una caffettiera da due tazze. alle due meno venti mi sono stufata, ho abbandonato la rivoluzione russa a se stessa e sono andata a dormire.
peccato che la caffeina mi ha bruciato i neuroni, tenendomi sveglia fino alle tre.
alle sei di giovedì mattina, sveglia. altre due tazze, così, giusto per distruggersi gratuitamente le ultime cinque cellule cerebrali. arte e educazione fisica.
prova che doveva durare due ore da 50 minuti, e che ne è durata tre, con buona pace della professoressa d'inglese, che girava in corridoio, si lamentava e ci suggeriva storia.
così: storia abbastanza bene, latino e arte un po' meglio, ginnastica a cazzo e fisica tutta sbagliata. tutta. per le quattro domande chiuse ho tirato la monetina, e, delle due aperte, una l'ho lasciata in bianco, e nell'altra ho confuso il primo principio della termodinamica con il secondo (sbagliandolo, per di più).
in linea di massima, però, se ho fatto i conti giusti dovrei prendere sette/sette e mezzo. non sarà la sufficienza, ma amen.
giovedì pomeriggio sono arrivata a casa, non ho mangiato e, mentre aspettavo il professore che mi dà ripetizioni di matematica, tanto per esaurire l'effetto della caffeina, ho svuotato i cassetti del guardaroba sul letto e li ho risistemati, buttando via qualche chilo di calze vecchie.
quel brav'uomo che cerca di spiegarmi qualcosa di goniometria se n'è andato alle cinque. ho ancora girellato un po', poi, alle sei e mezza, ho detto a mia madre che avrei dormito un po'.
mi ha svegliata stamattina alle sette meno dieci.
no, per dire.
il crollo mentale e fisico, il devasto.
credo che per arrivare alla maturità, dovrò darmi alle anfetamine... :sisi:

ora, dopo tutto questo, vorrei reidratarmi il cervello.
"cosa c'è di meglio per un cervello secco", mi sono chiesta, "di leggere Pennac?".
così, ignara di ciò che stava per accadere, mi dirigo fiduciosa verso la libreria, e mi accorgo con sdegno che "il paradiso degli orchi"...non c'è. panico.
faccio mente locale, e, indovinate un po'? esattamente: non me l'ha ancora riportato.
ora cominciano davvero davvero davvero a girarmi le balle.
nel frattempo, ripiego su "la passione secondo Thérèse".
ma ingoio amaro.
oOLaFataVerdeOo
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lunedì, 18 febbraio 2008, ore 19:52

"Oh, non ve lo ripeto più, eh!
La vita non è perfetta!
Le vite dei film sono perfette, belle o brutte, ma perfette.
Nelle vite dei film non ci sono tempi morti, mai!
E voi ne sapete qualcosa, di tempi morti, eh?"


sì, io personalmente ne so qualcosa, di tempi morti.
ne so qualcosa eccome.
ne so qualcosa quando sto dalle tre alle cinque seduta davanti al quaderno di matematica aperto sempre alla stessa pagina, e mi riscuoto solo quando mia madre entra per chiedermi se mi è venuto un ictus, visto che ho gli occhi spalancati e fissi.
due ore a fissare il vuoto. due ore. un record.
ne so qualcosa quando cerco su internet un qualcosa che mi dia lo spunto per un confronto di due poesie di Montale e mi ritrovo senza sapere come sul sito della Coca Cola. io. sul sito della Coca Cola. che sono almeno quattro anni che non la bevo più, salvo concerti.
ne so qualcosa quando a cena mi blocco con la forchetta a metà percorso, senza apparente motivo la poso, bevo, la riprendo, facendo attenzione a sfilare dai rebbi il boccone, e la porto alla bocca, vuota.
ne so qualcosa, di tempi morti.
come adesso, che ci ho messo venti minuti a finire la frase perchè non mi veniva in mente come si chiamano i denti della forchetta.
tempi morti.
sì, non mi suonano nuovi.
e, sinceramente, non capisco come mia madre possa non accorgersi del mio stato. non credo sia così normale, no? no. no, non lo è.
eppure niente. nemmeno un "sicura che va tutto bene?" buttato lì così. nulla.
tanto è tutto normale, no?
è normale per me non dormire la notte, no? per me, che in genere vado a dormire tra le nove e mezza e le dieci, è normale stare seduta sul letto, in pigiama, con la luce del comodino accesa, gli occhi aperti e nemmeno l'ombra di un po' di sonno. normale.
forse è diventata cieca, non so.
o magari attribuisce il tutto alla stanchezza per la scuola.
ovvio.
non sto facendo un benemerito, ma è quello. è sempre quello, no? perchè esiste solo la scuola, nella vita.
solo la scuola, prima, solo il lavoro, dopo.
ovvio. ovvio...
non dovrei prendermela con lei, in fondo. non ne può niente.
infatti non me la prendo. sto solo constatando che se ne frega di come sto, che si interessano più le professoresse che lei, al mio stato di salute mentale.
bene. son soddisfazioni.

"Credo che ognuno di noi si meriterebbe di avere una madre e un padre che siano decenti con lui almeno finché non si sta in piedi.
[...]
Credo che la voglia di scappare da un paese con 20.000 abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e credo che da te non ci scappi neanche se sei Eddy Merkx.
[...]
Credo che per credere, certi momenti, ti serve molta energia."


e credo pure di averla finita, quell'energia.
oOLaFataVerdeOo
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