Otto del mattino, Sabbia entra in cucina, ancora addormentata. Nebbia sta trafficando con la caffettiera. Buongiorno, le dice. Caffè?
Sì…, risponde Sabbia, senza fare attenzione. Si siede.
Nebbia la guarda, ma non dice niente.
Silenzio, per un po’. Poi Sabbia alza la testa e dice, guardando fissa il frigorifero: Ho fatto un sogno strano.
Non che sia una novità, risponde Nebbia, Tu fai sempre sogni strani.
Vero. Ma questo era doppiamente strano.
Raccontamelo.
Sai che ogni tanto mi capita di sognare di essere in gita in montagna con amici e poi però di scendere al mare, no?
Sì…
Ecco. C’eravamo io e Simo, di sicuro, e poi qualcun altro: non so se Silvia o Ile, non mi ricordo. Eravamo in questa casetta tipo bungalow, e stavamo dormendo. E però c’era anche Lui.
Silenzio, nella grande casa.
“Lui” chi, Sabbia?, chiede Nebbia, con la ruga di preoccupazione che si forma sulla fronte.
No, non il lurido bastardo, no… Lui, risponde Sabbia, arrossendo un poco.
Oddio…, commenta Nebbia, Vai avanti, ma ho già paura. La ruga si affievolisce.
Sabbia arrossisce un po’ di più: Niente. È che a un certo punto mi svegliavo e gli andavo vicino, no? E gli davo un bacio sulla guancia. Lui si svegliava, mi diceva qualcosa, ma non sapevo cosa rispondergli, così lo baciavo di nuovo. E lui alzava un angolo della coperta e io scivolavo vicino a lui. Ha un brivido: Mi sembra di sentire ancora il calore…
Silenzio. Il grande orologio a pendolo continua ad andare avanti, incurante di tutto.
E poi?, chiede Nebbia, impaziente.
Sabbia si riscuote: E poi niente. Succedeva ancora qualcosa, ma non so più cosa. Però è stato un così bel sogno… dolce. Sospira.
Nebbia geme: Oddio, non di nuovo, Sabbia, ti prego…
Sabbia torna ad arrossire e non risponde.
La caffettiera fischia.
Latte?
Sì, grazie.