"Oh, non ve lo ripeto più, eh!
La vita non è perfetta!
Le vite dei film sono perfette, belle o brutte, ma perfette.
Nelle vite dei film non ci sono tempi morti, mai!
E voi ne sapete qualcosa, di tempi morti, eh?"
sì, io personalmente ne so qualcosa, di tempi morti.
ne so qualcosa eccome.
ne so qualcosa quando sto dalle tre alle cinque seduta davanti al quaderno di matematica aperto sempre alla stessa pagina, e mi riscuoto solo quando mia madre entra per chiedermi se mi è venuto un ictus, visto che ho gli occhi spalancati e fissi.
due ore a fissare il vuoto. due ore. un record.
ne so qualcosa quando cerco su internet un qualcosa che mi dia lo spunto per un confronto di due poesie di Montale e mi ritrovo senza sapere come sul sito della Coca Cola. io. sul sito della Coca Cola. che sono almeno quattro anni che non la bevo più, salvo concerti.
ne so qualcosa quando a cena mi blocco con la forchetta a metà percorso, senza apparente motivo la poso, bevo, la riprendo, facendo attenzione a sfilare dai rebbi il boccone, e la porto alla bocca, vuota.
ne so qualcosa, di tempi morti.
come adesso, che ci ho messo venti minuti a finire la frase perchè non mi veniva in mente come si chiamano i denti della forchetta.
tempi morti.
sì, non mi suonano nuovi.
e, sinceramente, non capisco come mia madre possa non accorgersi del mio stato. non credo sia così normale, no? no. no, non lo è.
eppure niente. nemmeno un "sicura che va tutto bene?" buttato lì così. nulla.
tanto è tutto normale, no?
è normale per me non dormire la notte, no? per me, che in genere vado a dormire tra le nove e mezza e le dieci, è normale stare seduta sul letto, in pigiama, con la luce del comodino accesa, gli occhi aperti e nemmeno l'ombra di un po' di sonno. normale.
forse è diventata cieca, non so.
o magari attribuisce il tutto alla stanchezza per la scuola.
ovvio.
non sto facendo un benemerito, ma è quello. è sempre quello, no? perchè esiste solo la scuola, nella vita.
solo la scuola, prima, solo il lavoro, dopo.
ovvio. ovvio...
non dovrei prendermela con lei, in fondo. non ne può niente.
infatti non me la prendo. sto solo constatando che se ne frega di come sto, che si interessano più le professoresse che lei, al mio stato di salute mentale.
bene. son soddisfazioni.
"Credo che ognuno di noi si meriterebbe di avere una madre e un padre che siano decenti con lui almeno finché non si sta in piedi.
[...]
Credo che la voglia di scappare da un paese con 20.000 abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e credo che da te non ci scappi neanche se sei Eddy Merkx.
[...]
Credo che per credere, certi momenti, ti serve molta energia."
e credo pure di averla finita, quell'energia.